Le 4 frasi semplici che sciolgono il rancore (e ti restituiscono la pace)

La settimana scorsa vi avevo promesso una cosa, che vi avrei parlato di uno strumento, uno di quelli così semplici che, a dirla tutta, la prima volta che l’ho incontrato ho pensato: “Ma dai, può funzionare davvero? Sembra quasi una di quelle cose che ti raccontano per farti stare buono”. “Eppure avevo letto molti libri finche non ho seguito un corso per capire di più al di là del titolo, puro accademico.”. Ebbene ho testato che funzionava, applicato con costanza e, soprattutto con intenzione, notavo cambiamenti ogni giorno nello stare bene.

Si chiama Ho’oponopono.

Non lasciatevi spaventare dal nome hawaiano e non cercate significati complicati, vi dico anche di più, non c’entra nulla con la religione, non è una preghiera, non è una magia. Tradotto in modo molto terra-terra significa “raddrizzare ciò che è storto”. Tutto qui, molto semplice. Prima di spiegarvi come funziona, però, vi devo raccontare una piccola storia mia. Perché se non l’avessi vissuta sulla mia pelle, oggi non sarei qui a parlarvene. E poi, diciamocelo, in piena confidenza, siete in tanti che leggete i miei articoli ed in tanti a scrivermi, quindi sono contento che posso aiutare in tal senso e, se ve la racconto è perché spero serva a qualcuno, anche solo a una persona.

Il macigno che mi portavo dentro.

Molti anni fa, un passato ormai evoluto, mi portavo dietro un peso legato a una relazione importante finita male. I dettagli non servono, davvero per spiegare il contesto più importante, quello che conta è come mi sentivo e come, probabilmente, vi sentite voi in questo momento se state leggendo. Mi svegliavo la mattina con un nodo allo stomaco, ripensavo a quella storia, a quello che avevo subito a quello che non avevo detto a quello che avrei dovuto dire. Nella mia testa io avevo ragione e l’altra persona aveva torto. Proprio questo “avere ragione” mi dava una strana sensazione di controllo. Come se, tenendo stretto quel risentimento, fossi ancora io a comandare la situazione. Ma la verità, quella che fa male ammettere, è ben un’altra, quel risentimento mi stava consumando. Non stavo più vivendo il presente, stavo rivivendo il passato, convinto che il mio rancore mi proteggesse, ma in realtà mi stava togliendo il respiro, ogni giorno di più. Ricordo che un giorno, durante una mia pratica di ascolto interiore — una di quelle cose che faccio sempre, perché è il mio modo di prendermi cura di me, di stare bene con me stesso — mi sono imbattuto in queste quattro frasi.

Le ho lette, le ho rilette, ho pensato: “Va bene, ci provo, tanto peggio di come sto adesso non posso stare”.

Ho chiuso gli occhi, ho portato una mano sul petto e ho pensato a tutta la situazione a quello successo alla persona e ho iniziato a dirle, dentro di me, quelle quattro frasi, con calma, una alla volta. Non è stato facile. Anzi, la prima volta che sono arrivato all’ultima frase mi è venuto da piangere. Non perché avessi dimenticato tutto, Ma perché ho sentito, fisicamente, che stavo lasciando andare un pezzo di quel peso. Ho sentito il diaframma aprirsi ed il respiro scendere più in basso, fino alla pancia. Per la prima volta dopo tanto tempo, respiravo davvero. Ovvio che non è successo tutto da un giorno all’altro, sia chiaro; ma qualcosa, dentro di me, ha iniziato a cambiare direzione e piano piano, quel macigno che mi portavo dietro ha perso peso.

Le 4 frasi (e cosa significano davvero)

Ecco le parole dell’Ho’oponopono, sono quattro e semplici, quasi banali, ma vanno ripetute lentamente, sentendole nel corpo, non recitate a memoria come una filastrocca:

MI DISPIACE

Per favore, PERDONAMI

GRAZIE

TI AMO

Lo so e lo so perfettamente cosa state pensando, me lo immagino. ” Ma scusa Vincent, perché devo chiedere scusa se è stato l’altro a ferirmi? Perché devo dire ti amo a chi mi ha fatto del male? Ma sei sicuro?” Credetemi, è la domanda più giusta che possiate fare ed è proprio qui che si nasconde il segreto di questo strumento. Il punto è che queste frasi non sono rivolte all’altra persona, ma sono rivolte a te stesso a quella parte di te che ha tenuto in vita quel dolore, che lo ha custodito come se fosse un tesoro, che non lo ha voluto lasciare andare.

Mi dispiace significa: mi dispiace di aver tenuto in vita questo dolore dentro di me, mi dispiace di aver permesso a questo ricordo di avvelenarmi le giornate, le notti, i risvegli.

Per favore, perdonami significa: perdonami se non ho saputo vedere oltre, perdonami se mi sono aggrappato al risentimento pensando che mi avrebbe salvato, perdonami se ho confuso la rabbia con la forza.

Grazie significa: grazie per la lezione che questa esperienza mi ha portato, anche se ha fatto male. Grazie perché mi ha aiutato a capire chi sono, cosa voglio, cosa non voglio più.

Ti amo non è l’amore romantico, sia chiaro. È l’amore come energia che scioglie, significa: restituisco amore a me stesso, sciolgo il nodo, ti lascio andare e lascio andare il dolore che ti ho attaccato addosso.

Perché ve ne parlo oggi, semplice, per un motivo preciso. La settimana scorsa vi avevo detto che il rancore trova spesso la sua casa più silenziosa proprio nelle relazioni intime, ed ho trascorso i giorni successivi a pensare a riflettere ponendomi delle domande: quante coppie vivono con quella “stanza chiusa” di cui parlavo, accumulando piccoli torti, silenzi pesanti, parole non dette? Quante volte, invece di pulire la nostra parte di strada, aspettiamo che sia l’altro a cambiare, a chiedere scusa, a fare il primo passo? L’Ho’oponopono non serve a dare ragione all’altro, non serve a far tornare le situazioni come erano prima, ma serve a togliere a te il veleno e quando togli il veleno da te, magicamente, lo spazio tra te e il tuo partner — o tra te e chiunque altro — si alleggerisce. La connessione torna a respirare. È un po’ come quel protocollo dei 5 minuti al mattino di cui vi avevo scritto qualche settimana fa. Anche lì, il punto non era “fare qualcosa” per l’altro, era fare qualcosa per te, per il tuo corpo, per la tua presenza. Perché solo quando sei presente puoi davvero incontrare l’altro.

Come provarlo (senza complicarsi la vita)

Non serve un altarino, non serve l’incenso, non serve un’ora di tempo e, nemmeno serve mettersi in una posizione particolare, serve solo il tuo corpo e la tua onestà.

La prossima volta che senti un nodo, un pensiero ricorrente, una fitta di rabbia verso qualcuno — può essere un ex, un genitore, un amico, un collega, ma può essere anche te stesso — provate in questo modo:

fermatevi, appoggiate i piedi a terra o portate una mano sul cuore, sentite il contatto e fate tre respiri lenti, senza fretta, poi visualizzate la persona o la situazione che vi crea quel peso e ripetete le 4 frasi, una alla volta. Lasciate che le parole scendano dalla testa al petto e se vi viene da piangere, piangete, se vi sembra strano, sorridete, l’importante non giudicate quello che sentite.

Ricordatevi sempre che non è un interruttore che accendi e spegni, ma è una pratica a me ha aiutato a sciogliere nodi che credevo inamovibili, non so se funzionerà per voi, ma so per certo che vale la pena provare, perché restare aggrappati al rancore, quello sì, fa male di sicuro.

E a voi? C’è qualcuno, o qualcosa, a cui oggi potreste dire, solo per voi stessi: Mi dispiace. Perdonami. Grazie. Ti amo?

P.S. Questo articolo è il seguito naturale del Il rancore che tieni stretto (e il prezzo che paghi. Se sentite che questo rancore si annida proprio nella vostra relazione di coppia, e volete capire come sbloccare quella “stanza chiusa” insieme al vostro partner, vi invito a rileggere anche questo articolo su “come sbloccare l’amore quando si ferma nella testa e quello sul protocollo dei 5 minuti del mattino. A volte, pulire la propria parte di strada è il regalo più grande che potete fare a chi vi dorme accanto.