Inizio nel dirti che, non è un difetto tuo.
Lo dico subito, perché la prima cosa che molte persone pensano, quando non riescono a “fermare la mente” è che ci sia qualcosa che non va in loro, che siano troppo ansiosi, troppo agitati e troppo qualcosa.
La mente che corre non è un malfunzionamento, anzi, è esattamente come è stata progettata. Il cervello umano ha una funzione primaria che si è sviluppata in centinaia di migliaia di anni: sopravvivere. E per sopravvivere, deve anticipare i pericoli, quindi, deve analizzare il passato per capire cosa è andato storto e deve proiettarsi nel futuro per evitare ciò che potrebbe andare storto.
Questo meccanismo era perfetto nella savana, però meno perfetto oggi, quando il “pericolo” è una mail di lavoro, un conflitto in famiglia o la lista delle cose da fare. Il risultato? Una mente che non smette mai di girarsi ed un sistema nervoso che non riceve mai il segnale “puoi smettere di correre”.
Il cavallo senza briglie.
Immagina la mente come un cavallo potente, veloce, energico, capace di portarti lontano. Ma senza briglie. Senza un cavaliere che scelga la direzione. “Il cavallo non corre solo perché vuole farlo, ma perché è spinto da un impulso biochimico (come il cortisolo di cui abbiamo parlato nel protocollo dei 6 secondi). Senza briglie, la chimica vince sulla volontà.”
Quel cavallo non si ferma perché vuole o perché “è fatto così”, lui si ferma quando sente, che c’è qualcuno che guida, qualcuno di cui fidarsi abbastanza da lasciare le redini.
In buona sostanza è quello che la pratica della presenza fa — e che il respiro consapevole inizia a costruire — è diventare quel cavaliere. Quindi, non domando il cavallo, non spegnendolo ma guidandolo.
E poi c’è qualcosa di ancora più sottile.
C’è un livello che va ancora più in profondità della mente razionale: il linguaggio interno. Le parole che usiamo per descrivere noi stessi, la nostra vita, le nostre possibilità — non sono solo pensieri, ma sono istruzioni, il subconscio non le valuta, non le discute, non le mette in dubbio. Le esegue.
Ogni volta che ti dici “sono sempre così”, “non cambierò mai”, “le cose non funzionano per me” — non stai descrivendo la realtà, stai programmando il sistema operativo interno.
Questo è il terreno su cui la mente corre, non solo i pensieri ansiosi — ma il linguaggio che li alimenta, le frasi che ripeti da anni, spesso senza nemmeno accorgerti di farlo.
Cosa puoi fare adesso.
Il primo passo è l’osservazione senza giudizio, per 24 ore, non cercare di cambiare nulla, fai solo questo: nota cosa dici di te stesso.
Quando ti parli internamente — mentre guidi, mentre fai la doccia, mentre finisci un compito difficile — quali parole usi? Sono parole che aprono o che chiudono? Che costruiscono o che demoliscono?
Non censurarti, non sentirti in colpa. Solo ascolta.
Perché quello che scoprirai potrebbe sorprenderti. Quel momento in cui vedi il meccanismo da fuori, invece di viverlo da dentro — è il punto esatto in cui le cose possono iniziare a cambiare.
Nei prossimi articoli entreremo nel dettaglio di come il linguaggio interno lavora sul subconscio — e soprattutto come iniziare a usarlo in modo intenzionale. È uno degli aspetti più affascinanti del percorso che sto costruendo, e uno dei più potenti.
Per ora: ascolta quella voce. È il primo passo per scegliere se seguirla.
Ho preparato una risorsa pratica per te, scaricala qui sotto:”.

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